Vitigni resistenti, alla scoperta delle varietà PIWI

vitigni resistenti

Sempre più spesso sentiamo parlare di vitigni resistenti, una particolare varietà di uvaggio “ibrido” che abbatte radicalmente l’utilizzo di agenti chimici.

In questo periodo nel quale si inizia a dare maggiore attenzione a quello che beviamo, con sempre maggiore predilezione per i vini naturali eccoci alla riscoperta di questi vitigni.

Vigneto

I Vitigni resistenti

Vengono denominati tramite l’acronimo PIWI.

Questo termine deriva dalla parola tedesca Pilzwiderstandfähig, che tradotta in italiano sta a significare “vitigni resistenti ai funghi”.

La maggior parte delle varietà dei vitigni resistenti proviene dalla Germania, che da sempre è stato il paese più attento a questa coltura, seguito da Austria e Svizzera.

Le regioni italiane che adottano impianti con vitigni resistenti e che ne incrementano lo studio sono prevalentemente il Veneto, il Trentino Alto-Adige e il Friuli Venezia-Giulia.

Circa negli anni 2000 è nata PIWI INTERNATIONAL, un’associazione che tutela i 350 vignaioli provenienti dai 17 paesi che adottano e sperimentano queste varietà.

La storia dei vitigni resistenti

I PIWI nascono dall’incrocio tra le varietà di vitis vinifera e le varietà di viti americane, resistenti agli attacchi fungini.

I primi “ibridi” furono sperimentati in Francia tra 1800 e il 1930.

L’obiettivo principale era quello di creare una varietà di uva da vino che mantenesse la qualità di un vitigno europeo ma con la resistenza alle infezioni, quali la Peronospora e l’Oidio.

In realtà non si arrivò a creare un varietà tale da poter coltivare senza portainnesto.

Gli studi sui vitigni resistenti avvenuti dal 1950 hanno portato a creare incroci molto più complessi dove sono state inserite anche varietà asiatiche.

Ad oggi queste varietà non si distinguono più e sono entrate a far parte delle coltivazioni abituali, tanto da essere ammessi per la produzione di “vini di qualità” secondo le leggi Europee.

L'uva vitgni resistenti

L’uva

Perchè e quali sono i vitigni resistenti PIWI?

Con queste varietà resistenti naturalmente agli attacchi fungini si possono radicalmente ridurre i trattamenti fitosanitari.

Basta pensare che ad oggi sono necessari tra i 6 e i 16 interventi chimici per limitare il problema dello sviluppo di infezioni che potrebbero portare alla perdita totale dell’uva da raccogliere.

In questa maniera i produttori riescono a prevenire questo problema e possono concentrarsi a preservare i raccolti da altri fattori di rischio quali insetti o infestazioni virali.

Le coltivazioni dei vitigni resistenti sono inserite quasi sempre all’interno delle produzioni di vini biologici e naturali.

Solaris, Bronner, Regent, Johanniter, Muscaris, Cabernet Carbon e Cabernet Cortis, Souvignier Gris, Prior sono alcuni dei vitigni PIWI maggiormente coltivati.

L’evoluzione dei PIWI

La Germania fu la prima nazione che negli anni ‘50 abbracciò ed iniziò ad investire su  questo tipo di vitigni.

Furono poi l’Austria e la Svizzera a intraprendere le coltivazioni ibride e negli anni ‘70 si iniziò a pensare di utilizzarle per produrre vino da vendere.

La storia italiana dei vitigni resistenti è decisamente più recente, fino a circa 10 anni fa infatti le coltivazioni PIWI erano vietate.

Ad oggi, solo alcune regioni hanno riconosciuto questi vitigni idonei alla coltivazione infatti sono solo 10 a bacca bianca e 9 a bacca nera ad essere stati inseriti nel registro nazionale.   

Inoltre l’articolo 8, comma 6, del D.lgs n.61/2010 sottopone i vitigni resistenti a precise restrizioni e ne vieta la produzione di DOC e DOCG.  

L’Italia e la Francia sono ad oggi i paesi più restii alla modifica delle legislazioni in merito dei Piwi, ma con questo non vogliamo pensare che sia dovuto ad un fatto puramente economico vista la sostanziale riduzione di utilizzo di trattamenti chimici che possono arrivare a costare svariate centinaia di euro cad.  

Tenuta Lieselhof vitigni resistenti

Tenuta Lieselhof

La speranza è che ci sia un maggiore campo di sviluppo per questi prodotti decisamente interessanti.

Per ora possiamo iniziare a conoscere quelle realtà che con lungimiranza hanno già da anni intrapreso questa strada.

Buone degustazioni!  

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