La sinergia dei vini della valpolicella

Valpolicella

Ai giorni nostri l’Amarone e il Valpolicella Ripasso sono tra i vini più venduti e apprezzati sia in Italia sia nel resto del mondo.

La Valpolicella è un territorio collinare a nord della provincia di Verona che si estende per sette comuni a ridosso delle Prealpi. Conosciuta fin dall’antichità per la capacità di dare vita a dei prodotti unici.

Già in età Romana questa zona era rinomata per la produzione di un vino chiamato Retico.

“I vino è il condensato di un territorio, di una cultura, di uno stile di vita.” Hemingway

Valpolicella pic by Venetoinside

Pic by Venetoinside

Valpolicella Doc

La produzione del Valpolicella DOC coinvolge diciannove comuni situati nella regione Veneta.

Si devono considerare due distinzioni per delle aree specifiche più ristrette, quella relativa ai vini prodotti nella Valpantena e quella che interessa la produzione del Valpolicella classico prodotto nei comuni storici di Negrar, Merano di Valpolicella, Fumane, Sant’Ambrogio di Valpolicella e San Pietro in Cariano.

Un vino composto da un blend di diversi vitigni di cui il principale è la Corvina 45/90%, seguita da Rondinella 5/30%.

Anche se fuori dal disciplinare, è comunque permesso l’utilizzo della Molinara, insieme a Negrara, Forselin e Oseleta per un massimo del 10% per ognuna.

L’Amarone della Valpolicella

La leggenda narra che questo vino sia nato da un errore.

Nel 1936 il cantiniere della Cantina Sociale Della Valpolicella, assaggiando il risultato di una botte di Recioto dimenticata in cantina, lo trovò molto amaro e lo chiamò Amarone.

Le prime etichette risalgono al 1936, mentre le prime vendite al 1950.

Diventa DOC nel 1968 e DOCG nel 2010.

In origine il blend di cui è composto l’Amarone era Corvina 40/70%, Rondinella 20/40% e Molinara 5/25%.

In seguito a una modifica del disciplinare viene previsto l’uso della Corvina veronese 45/95% o Corvinone 50%, Rondinella 5/30% e altri vitigni autoctoni non aromatici.

Le uve vendemmiate vengo disposte nello stesso verso su dei graticci chiamati arelle, non sovrapposte e non troppo ammassate, per garantire un passaggio d’aria adeguato all’asciugatura.

L’appassimento deve durare almeno fino al gennaio successivo alla vendemmia.

L’Amarone della Valpolicella si deve considerare un vino passito a tutti gli effetti. Durante la fermentazione, gli zuccheri presenti nel mosto vengono trasformati in alcool, creando un vino rosso secco, di grande struttura e complessità.

Amarone della Valpolicella Bolla

Amarone Bolla

Il metodo ripasso

Questo metodo di vinificazione consiste nel versare (ripasso), prima dell’affinamento in botte, il Valpolicella base nelle vinacce utilizzate per la produzione dell’Amarone.

Il Valpolicella resta a contatto con le bucce tra i quindici e i venti giorni estraendo proprietà aromatiche tipiche.

Il Valpolicella Ripasso

Grazie al metodo ripasso si ottiene un vino rosso con maggiore struttura e longevità rispetto al base, con un tenore alcolico maggiore e un’acidità meno spiccata.

Presenta il tipico colore rosso rubino, con riflessi granati e un profumo lievemente etereo e speziato.

Il Valpolicella Ripasso negli ultimi anni ha visto una crescita di gradimento esponenziale.

Uno dei suoi vantaggi è l’ottimo rapporto qualità/prezzo da cui deriva il fenomeno modaiolo che si è legato intorno al nome, diventando un marchio registrato.

Un vino che piace ai giovani e che riscuote successo anche all’estero.

Il Recioto

Arriviamo in fine al figlio minore ma non per importanza del Valpolicella.

Il Recioto infatti viene prodotto con i medesimi uvaggi dei vini visti in precedenza, Corvina e Corvinone in parti maggiori, Rondinella, Forselina, Negrara, Oseleta e Molinara in minoranza.

Anche la tecnica di produzione è la medesima dell’Amarone se non per il fatto che la fermentazione viene interrotta lasciando un residuo zuccherino.

Cosi si dà vita ad un vino passito dolce.

Vendemmia Valpolicella

Vendemmia

Abbiamo visto come la sinergia dei prodotti di un unico territorio può dare vita a vini unici e differenti tra loro ma con un legame inscindibile.

Questo può far capire l’importanza di mantenere viva la tradizione e quanto sia indispensabile preservare la territorialità.

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