Claudio Mariotto, l’uomo prima del vino

Claudio Mariotto

Questa volta non vi racconto né di un vino né di un vitigno, non di una zona geografica e neanche di una romantica storia del passato, vi racconto di un uomo che è tutto questo insieme, Claudio Mariotto!

Poche degustazioni assumono una connotazione davvero speciale e si inscrivono nell’albo dei ricordi indelebili di una persona. Quella fatta da Claudio Mariotto, per me e per noi di Tannini Setosi, è fra queste.

Nel comune di Vho, a due passi da Tortona, le vigne di Timorasso, da alcuni decenni hanno dato nuova vita ai colli un tempo percorsi dal leggendario Fausto Coppi.

Un vitigno autoctono che i bevitori più avveduti già ben conoscono, un fuoriclasse indomabile che ha instaurato grazie alle sue connotazioni di longevità e struttura, le sue radici ben a fondo nel territorio piemontese.

Dal 1999 Claudio Mariotto vinifica e disseta i suoi compaesani con strabordante passione.

Il Vino è la poesia della terra... Claudio Mariotto

Il Vino è la poesia della terra… Claudio Mariotto

Una volta varcato il cancello della tenuta, senza troppi preamboli siamo seduti ad un tavolo nella rimessa della cantina, un vero e proprio garage più che una sala da degustazione, trovandoci così nel fulcro del lavoro frenetico di un’azienda agricola; tanto da sentirci fuori luogo.

È solo la prima impressione… l’ospitalità è talmente di casa qui, che è data per scontata. Claudio, il fratello Mauro e tutto lo staff (parenti e amici) si alternano a raccontarci l’azienda, prendendo breve pausa a turno dai propri compiti. C’è infatti un ritmo incalzante di gente affaccendata, mentre Mauro sistema dei mezzi agricoli con l’aiuto di altri operai; Claudio ed un uomo barbuto che tutti chiamano il prof. lavorano su delle mappe aeree dei vigneti; una signora controlla la cottura di una coscia di maiale da 14 chili; e in posizione centrale nella stanza, una anziana donna sorveglia tutto il trambusto con fare severo dalla sua poltrona.

Nel mezzo del locale ci siamo anche noi e i vini che di volta in volta vengono stappati:

Derthona, Profilo, Cavallina, Pitasso e l’Indagato, come bianchi;

Campo del gatto, Poggio del rosso, Braghè, Vho, Montemirano, i rossi;

Due annate in anfora provate in esclusiva con noi di Tannini Setosi (perché gli siamo simpatici!) e due annate storiche di cortese e timorasso servite a etichetta coperta…  È abbastanza? da dove posso cominciare?

Comincio da un uomo che ha passione vera per il suo lavoro, che prima di tutto è un contadino e meccanico che lavora la SUA terra per fare il SUO vino; Claudio Mariotto è un’anima sincera, schietta, a cui piacciono i suoi vini e non si sforza di farceli piaceri. Non fa parte di coloro che mirano i propri sforzi in direzione delle vendite; con lui si parla di trattori, di uva, di terra e non di numeri e statistiche, per lui il vino è il piacere che a fine giornata scalda il cuore di chi ha faticato. Dentro i suoi vini ci sono carisma e innata eleganza, sono esplosivi e ben definiti al tempo stesso; raccontano una storia, gioviale e onesta, come quelle dei tempi andati, come quelle di Fausto Coppi che settant’anni fa percorreva le strade fra questi vigneti.

I tre Timorassi provati

Tutti annata 2015, sono giovani ma hanno già carattere, e riescono stupendamente a esprimere i diversi terroir da cui provengono mantenendo un filo conduttore tra loro che al naso si ritrova nei fiori bianchi e gialli, nella mandorla e nella polvere da sparo. Claudio ci racconta che il suo vigneto preferito è quello esposto a nord (ovviamente in controtendenza con le abituali convenzioni) che affonda le radici in strati di calcare particolarmente ricchi e dona sapidità al vino, tale sensazione salina è infatti rintracciabile facilmente sulle labbra subito dopo aver bevuto. Da questa mineralità scaturisce l’importante struttura che riempie il corpo del vino, al tempo stesso maschera l’elevato tenore alcolico (14,5) e dona freschezza e longevità senza l’utilizzo di legno in cantina.

Ad aggiungere valore ai suoi bianchi, segnalo “l’indagato”, da uve moscato, un gioiellino delicato, profumato, con una carezzevole bollicina ed una dosata dolcezza. Un vino polivalente che io proporrei come “vino da merenda”, da non stappare se si ha a disposizione una sola bottiglia, perché finita quella, se ne vorrà senz’altro un’altra…

I vini rossi non sono da meno

Bellissime interpretazioni dei vitigni locali, Croatina, Freisa, Barbera. Torno su ogni bicchiere più volte per capire il segreto di tanto carattere. In questi vini infatti, (al centro del palato oserei dire) si ritrova la firma di Claudio Mariotto , come nell’angolo di un quadro spunta quella dell’artista. Le Barbera fanno decisamente la parte del leone nella selezione propostaci, affinate in piccole botti, sono sin da subito morbide e calde, ciliegia e amarena, frutti rossi e spezie fino al cioccolato sono l’inizio di quello che sarà una splendida evoluzione.

Claudio Mariotto mentre prepara la linea di "rossi"

Claudio Mariotto mentre prepara la linea di “rossi”

Menzione a parte va fatta per le due annate dei vini in anfora assaggiate, ingiustamente etichettati come “l’imbevibile”.

Premesso che Claudio Mariotto ancora non ha deciso se queste rarità andranno sul mercato (presumibilmente a Dicembre) o se allieteranno solo i palati dei suoi amici quando andranno a trovarlo, io informo tutti che se in casa Mariotto dovessero decidere di introdurre questo metodo di vinificazione, per davvero e con costanza, gli amanti del genere potrebbero avere un nuovo punto di riferimento in breve tempo. Le due annate sono ricche, sontuose, speziate con frutti secchi e colore ambrato. Io non sono generalmente un grande amante di questa tipologia di vini per l’eccessiva aggressività che ne risulta, in questo caso però in bocca sono particolarmente docili e bilanciati, piacevoli, anche per me.

Ultimissima Nota considerativa: siamo tutti sommelier di grandissime capacità quando abbiamo l’etichetta davanti agli occhi, ma cosa succede quando copriamo la bottiglia e beviamo “alla cieca”? Succede che se siamo di fronte ad un vino di un fuoriclasse, che rompe le regole del gioco per creare dei prodotti fuori dagli schemi, che hanno un’anima propria, scambiamo un Cortese 2005 ed un Timorasso 2003 per degli Chardonnay d’annata, come ho fatto io!

Magari ve ne parlo alla prossima occasione, per intanto grazie Claudio.

I "bianchi" d'annata Claudio Mariotto

I “bianchi” d’annata