Vogliamo parlare di vino bianco? Parliamo di Chardonnay

Di 19 luglio 2017Magazine
La selezione dei tre vini base Chardonnay

Già, io che adoro andare alla ricerca di nuovi vitigni, nuove zone, nuovi vini di tutto il mondo; spingendomi nei paesi più improbabili, dove risorgono le uve per secoli dimenticate, così da potermi arricchire di una nuova perla sconosciuta; sono assolutamente di parte: Chardonnay.

Grappoli di Chardonnay

Grappoli di Chardonnay

Ma non uno qualsiasi, ovviamente quello proveniente dalla zona più vocata al mondo, in cui può esprimere al meglio le sue caratteristiche d’eccellenza, la Borgogna. Che banalità!

Ora che avete scoperto che sono una persona scontata e che segue le mode del momento, vi racconto di tre vini che ho assaggiato (purtroppo a distanza di qualche settimana l’uno dall’altro).

Entrando nella Côte de Beaune da sud, i primi due comuni che troviamo ad accoglierci, sono nell’ordine Chassagne-Montrachet e Puligny Montrachet; è da qui che provengono i primi due vini in degustazione. La zona è a dir poco d’elezione, a poca distanza l’uno dall’altro troviamo infatti cinque Grand Cru (tra cui l’inarrivabile Montrachet) divisi tra i due comuni. Noi però, scenderemo sul gradino dei Premier cru con il primo vino e su quello di Village per il secondo. Ma non lamentiamoci.

Lo Chardonnay proveniente da questi comuni, regala vini tipicamente ampi, generosi e al tempo stesso fini.

Queste le sensazioni immediate che trasmettono.

Puligny Montrachet Premier cru – Folatieres 2013 di Benjamin Leroux.

Da uve acquisite tramite conferitori selezionati, a coltivazione biologica, un produttore che rispetta la tradizione nel suo lavoro in cantina. Servito alla temperatura di circa 9°C, con sentori di agrumi giovani, mela, pera e burro al naso; lega perfettamente nella corrispondenza in bocca. L’entrata colpisce immediatamente per la mineralità quasi salina, molto fresco è comunque morbido e avvolgente; il finale, lungo e preciso, rivela uno sfondo di pietra focaia intrigante, che raccoglie, e progressivamente spegne, tutti gli altri sentori. È ovviamente molto giovane e completerà tutto il suo potenziale solo tra 5-6 anni, allora più di adesso si rivelerà per quello che è: un vino dall’ottimo rapporto qualità prezzo, di cui non ci si stanca facilmente. (Costo in enoteca circa 70 euro)

Puligny Montrachet Premier cru – Folatieres 2013 di Benjamin Leroux Chardonnay

Puligny Montrachet Premier cru – Folatieres 2013 di Benjamin Leroux

Come detto, scendiamo di uno scalino nella famosa classificazione delle AOC di Bourgogne, spostandoci soltanto pochi metri più a sud; fortunatamente non scendiamo in qualità! Infatti il secondo vino, dando un’occhiata al prezzo, presenterebbe la “buongiorniana” questione: lascia o raddoppia? E non potrebbe essere altrimenti, il produttore è la mitica Lalou Leroy, ex direttrice niente meno che di Domaine de la Romane-Conti… vi dice qualcosa? A me si, infatti sono emozionato e rompo il tappo nell’aprire il vino… A mia discolpa, tutte le bottiglie che Leroy produce, vengo colmate fino all’orlo prima di essere tappate, il sughero una volta inserito, si impregna completamente e si gonfia. Secondo la produttrice questo è un ottimo modo per prevenire l’ossidazione nei suoi vini; la controparte è che i tappi si deteriorano notevolmente e si coprono di muffa all’esterno. Però se poi il vino è buono, va bene anche questo.

Chassagne Montrachet 2009 di Leroy.

Una volta nel bicchiere, mi lascia un attimo stranito; il vino è molto chiuso e un sentore di stalla apre il bouquet. Aspettiamo quindi un attimo, lasciamo ossigenare. Da quel profumo, forse discutibile, si apre tutta la territorialità che una maestra come Madame Leroy riesce ad esaltare, con uve non di proprietà, in un “semplice” Village. Dalla terra si passa ai fiori, l’acacia e la camomilla, il vortice continua e in bocca le sensazioni si moltiplicano. Morbido e avvolgente, tridimensionale, con un finale lunghissimo. Un bianco che esalta il suo territorio stupendamente e il mio pensiero va immediatamente ai vini che questo produttore propone a chi ha il portafoglio gonfio; lì si che ci sarebbe da divertirsi. (Costo in enoteca circa 140 euro)

Chassagne Montrachet 2009 di Leroy Chardonnay

Chassagne Montrachet 2009 di Leroy.

Il viaggio prosegue con un salto di una ventina di chilometri a nord.

Dove la Côte d’Or, storicamente delimitati dai monaci (che avevano già compreso quali fossero i terreni vocati per il Pinto Noir e quali lo fossero per lo Chardonnay), si divide tra Côte de Nuits e Côte de Beaune. A quest’ultima appartiene la mitica collina Aloxe-Cortone. La cima è riservata ad un bosco, che cura la salute delle uve poste appena più in basso; scendendo tra le vigne, le sottozone si susseguono da grand cru a premier cru fino ai village. Io posso finalmente permettermi il massimo della classificazione.

Corton-Charlemagne Grand Cru 2003 di Bonneau du Martray.

Per me una leggenda liquida. Al naso aspetta un attimo a rivelarsi, ma poco dopo, perde tutta la sua timidezza. Molto complesso e intenso, floreale con tocchi di genziana e di anice, una reminiscenza legnosa ne crea il piacevole sottofondo insieme ad una nota di yogurt. La bocca mostra tutta la sua giovinezza, ha solo 15 anni! L’acidità è cristallina, di razza, ma resta dolce e carezzevole ai lati del palato. Potente e al tempo stesso controllato, regala davvero un’emozione per chi ha dimestichezza con questi prodotti. (Costo in enoteca circa 160 euro)

Il Corton-Charlemagne Grand Cru 2003 di Bonneau du Martray Chardonnay

Il Corton-Charlemagne Grand Cru 2003 di Bonneau du Martray

Il mio piccolo viaggio è finito, come detto, sono di parte in questo periodo. Chiedo venia, come si fa non esserlo con dei vini così?

I Tre Bianchi in esposizione Chardonnay

I Tre Bianchi in esposizione